Changes

Jump to: navigation, search

OrthodoxWiki:Italiano/Icona

8,837 bytes added, 16:08, May 16, 2011
La struttura dell'icona
= La struttura dell'icona =
 
 
'''Preparazione della Tavola'''
Per rispetto verso la Rivelazione, verso la parola che deve essere comunicata al popolo di Dio, non bisogna prendere della carta per scrivere l’icona. Bisogna prendere una base solida. Il Legno ha prevalso su molti materiali, perché è facile di trovarsi, facile da lavorarsi e solido. Secondo alcuni la scelta del legno venga dal ricordo della Croce.
Questo legno si taglia e lavora come un Altare e come un corpo umano. Come un Altare – luogo della Presenza, sarà quadrato o rettangolare, rappresenta simbolicamente i quattro punti cardinali, la nostra pianeta. È presso di noi che Dio si è manifestato, si è incarnato. Tutta la nostra terra è il luogo della Redenzione, dell’incontro dell’uomo con Dio, il luogo della Presenza. Le forme quadrate o rettangolari simboleggiano ciò che è limitato. Ma la tavola dell’icona, può avere anche la forma circolare, rappresentando così il divino, qualcosa che non ha né principio né fine.
Se la nostra tavola è l’Altare, essa è anche il corpo umano, e come il corpo ha uno scheletro solido, nervi e carne che rivestono questo scheletro, così il legno è spalmato con colla di pelle, telato, rivestito tutto con una mistura “il Bianco – LEVKAS”.
Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto
Integro in ogni parte; vorresti ora distruggermi?
Ricordati che come argilla mi hai plasmato
E in polvere mi fai tornare.
Non m’hai colato forse come latte
E fatto accagliare come cacio? (Giobbe 10,8-10)
 
Tutta la parola che forma il corpo è proclamata dai gesti dell’Iconografo. Il tutto sarà levigato, pulito. Pronto ad accogliere la parola ed a manifestarla. La tavola unificata nel suo simbolismo di Altare e Corpo umano: per aiutarci a prendere coscienza che il vero altare di fronte a Dio è la persona umana. L’altare nella chiesa simboleggia il Corpo di Cristo, il Corpo del Cristo totale, Lui e noi insieme.
Tutta questa liturgia celebrata dall’iconografo per formare l’Altare, il corpo umano, ha il suo necessario aspetto pratico. Se il legno non è incollato, intelato, intonacato, levigato, l’icona non durerà, la pittura sarà subito deteriorata, sciupata. È dalla qualità dell’intonaco che dipenderà la durata dell’Icona.
 
 
'''Il disegno''' – l’incisione L’Altare - il corpo umano – pronto: bisogna darli un volto. Come comporre il disegno dell’icona, un disegno che sia la Scrittura in immagine?
Se noi leggiamo bene la Scrittura, ci rendiamo conto che fin dall’inizio Dio ci parla con delle misure: alto, basso – destra, sinistra – fronte, retro… ma Dio non ha né destra né sinistra, non ha né fronte né retro. Non si può andare dietro Dio: noi siamo in Dio, e Dio non ha dimensioni. Noi abbiamo una destra abile ed una sinistra incerta. Noi abbiamo un altro e un basso – un fronte e un retro. E sappiamo molto bene ciò questo linguaggio significhi.
Noi sappiamo bene ciò che vuol dire il basso: roviniamo tutto sotto i nostri piedi. E più scendiamo, più nero è l’abisso, il luogo della morte. È attraverso la testa che respiriamo, che accogliamo la vita. Noi designiamo gli esseri villi in basso, gli esseri magnanimi in alto. Il Male, il contrario di Dio, sarà identificato con un animale del basso: il serpente. Ma il Bene, lo Spirito si mostrerà sotto l’aspetto di un’animale dell’altro: l’uccello.
È questo linguaggio inciso nel nostro corpo che Dio impiega per raccontarSi. Ancora una volta, è l’essere umano che “racconta” Dio.
Il disegno, ben lavorato, ben “pregato” in funzione della Rivelazione è inciso nella tavola: egli prende possesso delle tavole – altare, corpo umano. Egli imprime anche un segno indelebile. Dio prende possesso dell’essere umano dall’interno: Dio non si applica alla superficie.
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo… (Gen, 2,7)
L’incisione della tavola simboleggia questo segno indelebile di Dio nell’essere umano. Il legno assorbe la colla, la colla assorbe la tela, la tela assorbe l’intonaco, l’intonaco è inciso e a sua volta assorbirà i colori. Così tutto fa l’unità nell’icona.
 
 
'''L’oro'''. Dio disse: “Sia la luce” e la luce fu (Gen. 1,3). Se guardiamo bene vediamo che è con la sua propria luce che Dio ha creato tutto ciò che non esisteva. I Padri la chiamano: la Luce incerata. La luce creata arriverà che il quarto giorno.
L’oro è stato scelto a simboleggiare questa Luce incerata, perché l’oro è una materia che non si deteriora, che non arrugginisce, che resta sempre luminosa: l’oro è luce.
Nelle Icone non c’è il cielo blu, la notte stellata. Il Cielo è Dio stesso, e Dio è Luce. Immergendo tutti i misteri nella luce (l’oro), ponendo tutto in Dio, l’Icona trascende il tempo e lo spazio, l’icona ci aiuta a prendere coscienza dell’eterno Presente.
 
 
'''La pittura'''. Se leggiamo bene, vediamo che la prima immagine della Bibbia è un disastro, il Caos, vuoto, tenebra, abisso – in ebraico tohu wabohu. Una immagine negativa, che ci racconta l’Assenza, si potrebbe dire: “la non armonia”, il “non essere”, la “non luce”, la “non vita”.
Per esprime questa assenza, questo tahu wabohu, l’iconografo userà il nero, l’assenza di luce. Ma se da nulla siamo stati tratti, anche da Dio siamo stati tratti, dalla Luce. E l’Iconografo aggiungerà al nero tre volte di più la luce, simbolizzata dal giallo e dal giallo-ocra.
Dal fango noi siamo tratti, e l’iconografo aggiungerà della terra d’ombra bruciata. Questo miscuglio molto scuro, leggermente verdastro, coprirà nell’icona tutto ciò che è carne. È il primo strato della pittura, il primo strato dell’icona, molto scuro, esprime questo “profondo”- tahu wabohu.
Successivamente, soltanto con la luce (giallo e giallo-ocra) e con la Vita, il Sangue (ocra rossa), l’iconografo comincerà a delineare le forme del corpo, le forme del volto.
Se la sorgente della luce è gialla, l’esplosione della luce è il bianco. Se tutti fosse luce abbagliante, tutto sarebbe bianco e non si vedrebbe nulla. Così il bianco rappresenta la pienezza, al di là da ogni forma di colore. Il Cristo risorto sarà tutto bianco; il cristo trasfigurato sarà splendente di luce – bianco. Il giallo darà luce ai colori, ma sempre verrà il bianco nello splendore finale. Questo linguaggio dell’icona, questa tecnica di partire delle tenebre, ci aiuta a prendere coscienza della Realtà della Rivelazione. Dio non distrugge le tenebre, Egli le trasfigura.
'''
 
L’abito.''' In tutta la Bibbia, l’abito è segno di benedizione. Più si ama qualcuno più lo si “abbiglia”. L’abito esprimerà esteriormente lo splendore di cui Dio ricopre la nostra nudità, la vera nudità è interiore: noi siamo nudi di Dio, nudi della luce. Attraverso l’abito, l’icona esprimerà al di fuori Dio che abita in noi e ci riveste dall’interno.
Nell’iconografia, le forme circolari simboleggiano il divino, ciò che non ha né inizio né fine. Allora per mostrare che Dio in noi è inerte ma infinitamente più “energico”, l’iconografo farà girare tutte le pieghe delle abiti intorno alle articolazioni del corpo. Normalmente un tessuto ha un peso, spiomba – nelle icone non ha alcun peso, esso gira intorno alle articolazioni. Se siamo viventi ci muoviamo attraverso le articolazioni del nostro corpo, altrimenti siamo un cadavere.
Nell’icona ciascuna articolazione del corpo diviene un centro di vita, un centro di luce, e le pieghe luminose del vestito girano intorno.
 
 
'''Il segno dell’alleanza'''. Le aureole del Cristo e dai Santi sono sempre contornate di un color rosso. E il nome è sempre nel colore rosso sangue. E molto spesso questo stesso rosso circonda tutta l’icona. È il “segno dell’Alleanza”.
Nella prima alleanza, Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare,… e ne asperse il popolo, dicendo: “Ecco il sangue dell’alleanza, che il signore ha concluso con voi”.(Es. 24, 6-8). Una metà sull’altare: l’iconografo circonda l’icona di rosso sangue, una meta sul popolo: dello stesso rosso l’iconografo circonda i personaggi con le aureole.
Il Sangue è la vita che scorre all’interno. Del sangue sparso al di fuori è una vita sacrificata. Dio si serve del sangue per farci ben comprendere che è la stessa Vita che corre da Dio al popolo e dal popolo a Dio – il Sangue che “unisce” – il Sangue dell’Alleanza.
 
'''
Il Nome.''' L’icona è sempre “intitolata” – ha sempre un Nome. Davanti ad un’icona, come davanti alla Scrittura, non siamo davanti a “qualcosa”, ma di fronte a “Qualcuno”. Davanti ad un Volto che ci interpella: Ti conoscevo – ti ho chiamato per nome (Geremia 1,5 – Isaia 43,1)
= La tecnica dell'icona =
292
edits

Navigation menu